Recensioni non richieste (senza spoiler) – Marzo/inizio aprile

Qui quelle di dicembre/gennaio

Qui quelle di gennaio/febbraio

Moltissimo tempo a disposizione = tantissime cose viste, lette, ascoltate (oltre a Sanremo)

Serie tv, film e documentari

The Crown

Speravo de morì prima

LOL

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

Il processo ai Chicago 7

Seaspiracy

Libri

Svezia (The Passenger)

Roma (The Passenger)

Cent’anni di solitudine (Gabriel Garcia Marquez)

Era meglio il libro (Valerio Lundini)

Podcast

Demoni Urbani (Francesco Migliaccio)

Polvere. Il caso Marta Russo (Cecilia Sala e Chiara Lolli)

Cronache dei ’90 (Stefano Borghi)

Serie tv

The Crown: Viste tutte e quattro le stagioni. Che dire. La storia si sa, anche se in realtà io non sapevo proprio un cazzo. Cosa mi è piaciuto? Quasi tutto, confesso. Ero scettico, invece bello. Certo facile raccontare i reali, i loro viaggi, i loro luoghi, i loro vizi e i loro modi antiquati, però è fatto bene. Personaggi preferiti? Margaret (la sorella), e la Thatcher. Anche il primo ministro Wilson quando si spoglia dei suoi modi e dice che preferisce il sigaro e tante altre cose, ma non può perché non sarebbe di sinistra. Churchill. Eh, vabè. Non è un documentario, è uno sceneggiato quindi è ovvio che debbano risaltare le caratteristiche (vere) più televisive. Con lui ma un po’ con tutti. Elisabetta è bellissima, tutto il percorso da ragazzina a donna tozza e antica come dice lei ad un punto. E poi i cavalli, la cronaca, le musiche. Ci sono tante cose che mi sono piaciute. Una scena bellissima è quella ad inizio ottavo episodio, quarta stagione, con Elisabetta 21enne che fa un discorso in Australia, e si vedono tutti i luoghi del Commonwealth in sequenza. E anche quella della Thatcher che rifiuta il termine “sanzioni” e tutti quelli simili sempre alla riunione del Commonwealth, e dove fa uscire il suo istinto da killer. E un altro personaggione è Filippo (rip). Ripeto, sapendo che non è un documentario. Diana non benissimo, Anna sì, e di Camilla sono innamorato.

Speravo de morì prima: Cioè veramente devo fare la recensione? Sarà diabetica, ci siamo intesi. Un The Crown con il benestare della Regina, l’ha definito Guia Soncini. Allora, Castellitto bravissimo. Anche Greta Scarano (Ilary) in realtà. Poi la storia si sa, ultimi anni di Totti con vari flashback, spezzoni di partite, esultanze. Non che me ne freghi nulla e forza Totti, ma è un po’ stucchevole la cosa che è tutta incentrata contro Spalletti. Bene, ma Totti aveva da raccontare anche senza bisogno di doversi creare il nemico. Comunque poco importa. La serie è bella, Totti sembra lui, mezzo scemo ma buono. Ilary fortissima, l’assistente storico Vito Scala, De Rossi, gli amici, la mamma Fiorella. Insomma, un po’ conosco il personaggio e davvero mi viene da dire che ci siamo, per quel che so. Poi vabè, parte migliore ever: Cassano. Ricordi di cose vissute, cose inedite, quello che c’era dietro al “6 unica” (e che gol fece, in quel derby) e Ilary che l’ultimo giorno, in campo, ha quella maglia. I bambini, lo spogliatoio, le radio. Boh, 6 episodi che avrei voluto vedere tutti di filata, di corsa. Non sto a dire quante volte mi sono emozionato, ma tante. Sentimento finale: invidia.

LOL: Mi pare che i commenti siano stati più che positivi, anche se un po’ di persone abbastanza varie la pensano diversamente. Da Aldo Grasso a gente che stimo di più hanno detto che non fa ridere. Può darsi. Io mi sono sdraiato dalle risate. Per chi fosse stato su Marte: dieci comici in una stanza, obiettivo non ridere per non venire squalificati, ma potendo fare tutto per far ridere gli altri. Mica tutto era perfetto, a partire dalla strana coppia di “conduttori” (Fedez e Mara Maionchi), e anche alcuni concorrenti non erano molto adatti. Caterina Guzzanti e Luca Ravenna sicuramente, forse troppo fini per un programma più da caciaroni. Frank Matano, infatti, perfetto per un format del genere. Così come Ciro e Frù. E Elio? Vabè, il numero uno. Insomma ci tenevo a dire che io sono tra i superficialoni che sono morti dal ridere. Rifatelo subito, e dateci Lundini e Fanelli, grazie.

Film

Il processo ai Chicago 7: Mi ero appuntato la recensione appena finito, con ancora le lacrime agli occhi per come quel genio di Sorkin mi ha battuto anche questa volta. La storia è nota, Convention democratica del 1972 a Chicago, guerra del Vietnam, grandi proteste più o meno pacifiche. In 7, anzi 8 (anche Bobby Seal che veramente non c’era neanche) a processo. Capi degli studenti (Tom Hayden), degli hippie e della rivoluzione culturale (magnifici) e di un sindacato. Processo totalmente di parte, col giudice Hoffman che vabè lasciamo perdere. Viene raccontata bene la grande importanza dell’avvocato, e come sono nate e cosa sono state le proteste. Hanno attaccato prima loro o la polizia? Registrazioni, confessioni, scazzi. Accuse fra gli stessi accusati, “ti interessa farti vedere”, “ti interessano solo le elezioni”, e non solo. C’è di tutto, tutto molto bello. E poi quella scena finale, con pugni alzati e mani che battono. E lacrime.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: di Sidney Sibilia, con Elio Germano, Matilda de Angelis e Pennacchi
Incredibile davvero. La storia si sa, lo Stato indipendente dopo le 6 miglia da Rimini. Ganza la storia di lui ingegnere pazzo, le macchine e gli aerei, e l’idea formidabile. Gli altri personaggi, tutti un po’ ripescati dalla piena. Il Consiglio d’Europa che li ascolta, il governo italiano no (inquietante il ministro dell’Interno, più simpatico il Giovanni Leone). Il Vaticano, il tentativo di comprarli, e la storia dei due che si ritrovano. La fine, con l’esercito, l’incrociatore e le esplosioni, fa ridere. Tutto negli anni del ’68, e chissà cosa c’era nell’aria a quei tempi. L’Onu dopo questa storia ha cambiato il territorio degli Stati, da 6 miglia a 12 miglia.

Documentari

Seaspiracy: Netflix ci hai rotto le palle con queste cose. Basta non guardarlo, potrebbe essere la risposta alle critiche. Il problema è che influenza un po’ di gente. Sappiamo che un documentario, con la sua aura di scientificità, montato bene, con le musiche intriganti, le domande alle persone giuste (giuste per lo scopo di questi tipi di documentari: scandalizzare), è il miglior mezzo per inculcare le idee e farci credere a qualsiasi puttanata. Un po’ il modello Iene, Striscia la Notizia, solo fatto meglio e che parla di argomenti ancora più delicati. Insopportabile. Vengono chiamati docu-film, per me sono dannose fiction. Ora smettiamo di mangiare pesce, mi raccomando facendo qualche storia da pubblicare sui social dato che gli smartphone che avevamo buttato dopo aver visto The social dilemma (…) sono stati recuperati. Mi tranquillizza pensare agli spaghetti allo scoglio che vedrò fotografati e postati quest’estate.

Libri

The passenger – Svezia: La Svezia è un luogo idealtipico. Stanno bene, il welfare dalla culla alla tomba, il freddo, la tecnologia, le belle ragazze, Olof Palme. Tutto raccontato qui. Ma anche alcune crepe. La solitudine, i nazisti, i lapponi. Non ci vivrei, ma bella.

The passenger – Roma: Ti odio, Roma. Ti amo, Roma. Roma fa schifo, Roma la città più bella del mondo. Questi i miei sentimenti. Banali. Allora voglio dire una cosa non banale, perché son mugellano, fiorentino, toscano fiero: sono invidioso. Una città che va a rotoli dove però quando c’è il sole pare di essere in una vacanza sensuale per gli occhi e l’animo. Quegli spocchiosi dei romani, ma se imbecchi quelli giusti vorrai solo stare con loro. I turisti che si permettono di entrare nelle fontane, tanto sono a Roma, e il sentimento di rispetto e serietà che si prova a girare per quella città imperiale, fascista, rumorosa, con le erbacce, rotta. E meravigliosa. In questo libriccino se ne parla male, la burocrazia, i condoni, il Vaticano, la politica, i Casamonica. Ma c’è un po’ di orgoglio in tutti quelli che ne scrivono. Roma straborda, il GRA intasato, i gabbiani, ma l’anima del Tevere. Il traffico, ma il calciotto (calcio a 8, per noi civili popoli del Nord che non lo conosciamo). Vite sbandate di giovani, ma altrove non sono così spinti (droghe-tante, scuole-poche, ore-tarde, letto come fosse un pezzo trap scritto da loro. Trap ma non pistole, già qualcosa). Le metro ferme, i bus che prendono fuoco, e un dato che più romantico non ce n’è: in pochi se ne vanno. Ti invidio, Roma.

Cent’anni di solitudine, Gabriel García Márquez: Non si può fare una recensione. Perché? Vari motivi. Primo, perché ciò che succede a Macondo rimane a Macondo. Poi, perché tutto sarebbe superfluo di fronte al racconto. Cento e più anni raccontati così, di fila, senza farci perdere il filo. Trisnonne, trisnipoti, Aureliano, Arcadio, colonnelli, amanti, donne di casa, pazze e pazzi, inventori, zingari, gringos. C’è tutto. Tutto. Dalla nascita del villaggio, alle guerre, alla politica, alle innovazioni, alla magia, ultracentenari, treni, musica, la casa enorme con tutte le stanze che pare di sapere dove sono, aerei, navi, piante, amori, arte, cinema, lotterie, carestie e periodi di bengodi, banani e scoperte geografiche, accoglienza e conservatorismo, religione e credenze. Tutto, tutto, raccontato senza interruzioni, senza soffermarsi troppo. Muore qualcuno, tanto ci sono altri, quello va via, allora parliamo dei nipoti, matrimoni rotti, rapporti di fratellanza sciupati. Tutto condito in un alone di sovrannaturale che rende il tutto magico. Dalle code di maiale ai 4 anni e 11 mesi di pioggia. E il tempo che non passa, ma semplicemente ruota. I due personaggi che mi sono più rimasti sono sicuramente il Colonnello (ah, fantastica anche la parte sulla realtà vera e inventata, scritta nel 1967!!), e la più importante: Ursula.
Finito in 4 giorni, neanche. La storia raccontata in un mondo fantastico e a briglia sciolta, senza riflessioni. E il mondo sovrannaturale, ma spessissimo molto somigliante al reale. Wow.

Era meglio il libro – Valerio Lundini: È meglio alla televisione. Lo posso dire. Leggevo alcune cose e sorridevo, poi mi è capitato di leggerne alcune immaginando fosse lui a dirle e scoppiavo a ridere. Quindi non bene? Ma non ci penso nemmeno. Finito in un paio d’ore, ho riso per buona parte. Quel surreale spettacolare e pazzo che ha dimostrato saper fare c’è anche qui. Alcune storie meglio, altre peggio. Così a memoria sicuramente “Suspense!” sul posto in autobus, “frasi potenti e sconvolgenti”, no ma rileggendo i titoli ce ne son diverse.
Però, il punto più bello è l’inizio, dove infila subito una doppietta che mi ha fatto ritardare di qualche minuto l’inizio del libro, perché intento a ridere. Alla famiglia Eleazari, che ha letto su un campanello (nelle pagine dove si mette “A …”), Eleazari con una z. E poi com’è nata l’idea di farlo su carta riciclata, che non è mai nata. Genio.

Podcast

Demoni urbani: storie di crimini e criminali in varie città italiane, dal mostro di Firenze al massacro del Circeo, a femminicidi a Catania, mostri a Bolzano, serial killers liguri e veneti. Di tutto. Ogni episodio dura sui 30 minuti, ne vale.

Polvere. Il caso Marta Russo: il 9 maggio 1997 a La Sapienza, Roma, qualcuno sparò e uccise Marta Russo. Era lei il bersaglio? Perché le indagini sono andate in una certa direzione? Perché ci si è affidati a un granello di polvere? Gli arrestati erano veramente i colpevoli? In otto episodi due bravissime giornaliste, Cecilia Sala e Chiara Lolli, raccontano quei momenti, ci fanno rivivere i processi, intervistano i protagonisti, ci guidano nei luoghi. Se ne esce con più domande di prima, ma è tutto da ascoltare con attenzione.

Cronache dei ’90: Stefano Borghi ha fatto due stagioni dove parla di calcio. La prima di partite particolari, la seconda di personaggi. Partite particolari non vuol dire famose per forza. Certo, c’è Manchester-Bayern, finale di Coppa Campioni del 1999 con l’incredibile rimonta in due minuti, ma anche Genoa-Liverpool del 1992, Argentina-Colombia qualificazioni ai Mondiali 1993, la finale degli Europei 1996, Germania-Danimarca con l’incredibile vittoria dei danesi. Un po’ di Sudamerica, con Boca-River finale della Libertadores, e Flamengo-Fluminense, derby di Rio. E poi Italia-Nigeria, mondiali 1994, dove si svegliò il fin lì inesistente Roberto Baggio. Per ogni partita viene raccontato il contesto, i momenti decisivi, i suoni e i personaggi. Molto bello. Per quanto riguarda i singoli calciatori, anche qui si parla di gente famosissima, ma non i super top. Anche qui, okay c’è Zidane, ma anche Gascoigne, Gullit, Romario, tutti grandi giocatori ma anche persone particolari. E poi c’è De Rossi, ode a lui.

La Vignetta

Buonumore

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L'Autore

Matteo Guidotti

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