Nell’era dell’appariscenza, viva la semplicità. Viva Erling Haaland

Guardatelo bene. Ha un aspetto umano ma è un punto esclamativo pervaso da energia venuto dallo spazio.

Sì, era il commento dopo la prestazione di Igor Cassina che gli valse l’oro ad Atene 2004. Ma l’aspetto umano, e il punto esclamativo pervaso da energia mi sembrano un’ottima descrizione per l’attaccante più forte d’Europa: Erling Braut Haaland.

Nell’era dell’appariscenza, viva la normalità. Norvegese nato a Leeds, Inghilterra, perché suo padre giocava (a calcio) lì, è poi cresciuto a Bryne, Norvegia, 8000 abitanti circa. (Per ora) senza tatuaggi e senza fidanzata, cosa che manda nei pazzi tutto il circo mediatico. Prima di una partita postò una foto su Instagram con una ragazza, creando grosse agitazioni in tanti che non vedono l’ora di poter dire “eh, la narrazione che pensa solo al pallone va in crisi”. Era una foto con la sorella. Ancora più epica un’intervista dopo una partita in cui stranamente aveva segnato una tripletta: “stasera dormirai da solo o con una ragazza?”. Immaginatevelo, un ragazzone neanche ventenne di 1 metro e 94, impacciato, che risponde che sì, sarà da solo. Il giornalista non ci sta: “la tua ragazza non ti starà aspettando per fare una tripletta?”. Ancora più imbarazzo, ma poi: “no, non farò nessuna tripletta stanotte”. Gol, uno dei tanti.

Perché sì, (per ora) Haaland è concentrato solo sul pallone. Non che ci sarebbe niente di male ad avere una ragazza, due, tre. Ma “The Manchild”, il suo soprannome, ora vuole farsi conoscere solo per i suoi gol. E all’età di 20 anni non segna la notte, ma di giorno e di sera ha già infilato una mostruosa quantità di palle in rete.

Non ci sbagliamo, non è un ingenuone che non sa dove sia. E se a volte se ne dovesse dimenticare, basta che apra l’app della sua banca: 8 milioni a stagione, bravo il procuratore. E chi può essere il procuratore di un giovane europeo fortissimo se non lui, quello stronzo di Mino Raiola, stronzo ma una garanzia. L’attaccante norvegese non è un tipo rumoroso o un eccentrico che si fa notare, ma forse non è neanche timido. Rilassato, sembra calzare più a pennello. Haaland (cioè Raiola, ma per merito del ragazzone) ha anche fatto cambiare una politica al Borussia Dortmund, fino ad allora sempre rispettata: nessun giocatore deve avere la clausola rescissoria. Solo che poi si può prendere Haaland già cercato da mezza Europa, (Raiola) vuole questa clausola, e allora chissenefrega della politica e mettiamola: 75 milioni. Non credo esista nessuno che dica, “sì, ma…”.

La quantità di gol già fatti fa impressione. Esordio nel calcio professionistico a 15 anni con il Bryne, per poi andare al Molde. Ma gli anni della gioventù nella piccola cittadina di Bryne sono stati importanti. A livello calcistico, in un Paese dove il calcio è molto lontano dall’essere uno degli sport più seguiti, a Bryne ha trovato una piccola isola felice. Un gruppo unito, sempre il solito per anni, dal quale ben cinque giocatori saranno poi diventati nazionali norvegesi, compresa una ragazza che ha sempre giocato insieme ai maschi. E poi a livello affettivo. Ottobre 2019, Anfield Road, Liverpool-Salisburgo. Vince 4-3 il Liverpool, quello che vincerà tutto, ma il Salisburgo perde dignitosamente (Haaland ne fa uno). Finisce la partita, Haaland va verso la tribuna, qualche giornalista prova a fermarlo, ma lui corre ad abbracciare dei ragazzi come lui. Sono i suoi ex compagni al Bryne.

Questo avveniva neanche quattro anni dopo aver iniziato la sua parabola ascendente, che lo ha portato a giocare e segnare in Champions League contro il Liverpool. Nel mezzo ci sono stati gli anni al Molde, dove continua la formazione. A vedere ora le statistiche, 20 gol in 50 presenze, si rimane quasi delusi. Ma aveva 17 anni.

Poi il trasferimento in Austria a gennaio 2019, al Salisburgo, e l’inizio del volo che al momento non sembra fermarsi. Inizia a segnare, e uno alla volta non basta mai. Gol all’esordio, tripletta in coppa austriaca, triplette in campionato. Alla sua prima partita in Champions League, settembre 2019, decide di entrare rumorosamente nel mondo del calcio che conta: tripletta nel primo tempo. Segna a Liverpool e ne fa due al Napoli. 3 partite, 6 reti in Champions League. Ma è reale o tipo il Re della Notte del Trono di spade? A gennaio lo vuole mezza Europa e lui finisce al Borussia Dortmund, che lo paga 20 milioni (la Fiorentina ha pagato più o meno la stessa cifra per Duncan, Cutrone, per non parlare di Pedro. Mi sento male). Intanto l’Uefa, vispa eh, lo inserisce nei 50 giovani più promettenti d’Europa. Sticazzi, che talento nell’osservazione.

Le triplette, per ora solo sui campi da gioco, devono essere nel suo destino. 18 gennaio 2020 esordio con il Dortmund, entra nel secondo tempo. In 23 minuti, tre gol. Partita dopo, sempre dalla panchina, doppietta. Finalmente titolare alla terza: doppietta.

Due cose venivano dette su di lui appena arrivato al Borussia. La prima, che ci sarebbe voluto del tempo per ambientarsi. Cazzata smentita in 23 minuti. La seconda, che comunque giocava in Austria, va bene i gol in Champions ma insomma. “Vediamo quando le partite conteranno”, insomma. Esordio in Champions League, ottavi di finale: Borussia-Psg. 2-1, doppietta Haaland, con il primo che è da guardare e riguardare. Il secondo è famoso per l’esultanza del Buddha, che quella merda di Neymar gli copierà al ritorno. Haaland non ne fu molto contento, ma pensaci Erling: qualche mese prima non sarebbe neanche venuto in mente a Neymar di prendere in giro Haaland. Dall’alto del suo attico a Parigi forse non sapeva nemmeno chi fosse. La presa in giro equivale a un apprezzamento.

Al minuto 1.35 il gol al PSG (il secondo è quello del Buddha)

Al momento siamo a 43 gol in 44 presenze al Borussia Dortmund, 6 in 7 presenze in Nazionale, ma soprattutto impressionante è lo score in Champions League. 13 partite giocate, 18 gol. Sta trattando la competizione per club più importante al mondo alla stregua di un campionato norvegese qualunque.

Nel video sopra ci sono tutti i gol (fino a febbraio 2021) in Bundesliga. Al minuto 1.03 si può vedere come riesca a fare quel che vuole. Al minuto 2.56 la nostra testa si muove come quando guardiamo una partita di tennis dato che si vede correre come un pazzo, con il capolavoro del compagno di squadra che non gli passa la palla dove sarebbe giusto passarla, ma più avanti (simile al minuto 3.37). Ma guardandoli tutti (consigliato) è spettacolare il modo in cui si smarca, a volte anticipa i difensori altre gli va dietro, le corse da centometrista, i portieri anticipati, gli scavetti con entrambi i piedi. Semplicità che si trasforma in goduria allo stato puro.

Fuori dal campo, come detto, c’è poco da raccontare. Un po’ di Instagram, ma anche lì molto pallone. Anche il Borussia Dortmund ha capito che per ora è bene così, per tutti. Dopo la prima tripletta hanno postato la sua foto con il pallone firmato da lui e la didascalia: “Tre settimane a Dortmund e già il suo primo amico”.

La cosa più “trasgressiva” che pare abbia fatto è un video dell’agosto 2016 (appena 16enne) insieme a due suoi amici. Un ingenuo e divertente video intitolato Flow Kingz Feat Lyng – Kygo jo high, dove rappano. Il video, che nessuno mai si sarebbe cagato, è diventato noto dopo il suo trasferimento al Borussia Dortmund ed è stato visto, ora, più di 6,5 milioni di volte. Spoiler: gioca a calcio molto meglio.

La sua non è la storia del calciatore di strada di origine povera che il suo talento esuberante porta al top. Padre calciatore, parenti ad alti livelli nella pallamano, nel pentathlon. La sua è più una storia di diligenza e volontà.

Ma anche di doti sovrumane. Contro il PSG, nella partita in cui segnò una doppietta, ci ha messo 6,64 secondi per fare 60 metri. Il record del mondo di Christian Coleman è 6,34.

Mancino, ma la vera forza è il suo senso del gioco. E, cosa interessante, non solo quando la sua squadra attacca. Ci sono quei momenti da cui vengono creati i meme: uno di questi è la partita contro il Borussia Mönchengladbach dove Haaland era sulla linea di porta, a difenderla, e una facile palla gli è passata tra le gambe, con la sua goffaggine da giovane allampanato che gli ha impedito di non rendersi ridicolo. Ma, era lì, aveva capito prima dove andava la palla. Nel lungo periodo sono queste le cose che contano. Ho voluto fare l’esempio nella sua area, perché di gol segnati dove si vede questo suo senso del sapere dove andrà la palla siamo già pieni.

Su una cosa non ci ha preso. Appena arrivato a Dortmund disse che moriva dalla voglia di giocare “in questa incredibile atmosfera di Dortmund, davanti a più di 80.000 spettatori”. È arrivato a gennaio 2020, poco più di un mese dopo addio 80.000 spettatori. Per ora continua a segnare in stadi semideserti, nell’attesa che il Muro Giallo possa venire giù esultando per i gol di questo fenomeno. Accadrà, speriamo presto.

La Vignetta

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L'Autore

Matteo Guidotti

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