Recensioni non richieste (senza spoiler) – Dicembre/metà Gennaio

A dicembre e gennaio, causa festività natalizie e non solo, ho avuto tempo e modo di fare incetta di serie tv e qualche film. Tre libri, di cui uno impegnativo. E un nuovo amore per dei podcast, non propriamente allegri, ma fantastici. Cominciamo.

Serie tv

The West Wing

Pure

Mrs. America

The Newsroom

Sanpa

Libri

Congo

Vendetta pubblica – Il carcere in Italia

Podcast

Roba americana

Serial killers

Serie tv

The West Wing: in realtà ho iniziato a vederlo a fine luglio, ma con molta calma. Sette stagioni, per un totale di 160 (!) episodi (circa 110 ore totali). E a dicembre ho dato una discreta accelerata, ma non dirò i record che ho fatto. Comunque: meravigliosa.
È roba da invasati di politica americana? Sì, ma anche no. Mi è piaciuto perché racconta benissimo la vita all’interno dell’Ala Ovest della Casa Bianca, luogo mitologico per gli invasati tipo me? No.
L’ho adorato per le storie raccontate, per l’alternanza tra ironia e serietà, e soprattutto per i personaggi. Quando l’ho finito, la mia domanda è stata: “e ora?”. Ma non tanto per la storia, perché quelle, vere o di finzione, ahimé finiscono. No, proprio per i personaggi. Non mi capitava dai tempi di Harry Potter di innamorarmi così dei protagonisti (e lì sono cresciuti insieme a me, qui erano già adulti e vaccinati). Anche Daenerys (anzi, Tyrion), o Sherlock Holmes interpretato da Benedict Cumberbatch (anzi, John Watson), li ho adorati. Ma questi molto di più. È stato detto che è una serie maschilista (ma i due personaggi femminili principali, Dony e C.J. Cregg sono spettacolari. Oltre alla consulente legale repubblicana, fighissima. Ma non posso mettermi a raccontare tutta la roba meravigliosa). Anzi, è stato detto: maschilista e anche razzista, perché sono (quasi) tutti bianchi. È vero, ma: 1) non è così la realtà, soprattutto la realtà nel 2000? ; 2) rilassiamoci.
Ho iniziato a seguire la politica americana (anche) perché mentre iniziava a nascermi questo interesse stava andando in onda la prima stagione di House of Cards. Bellissimo, pensavo. House of Cards però è una giornata in una bella spiaggia, tutti pigiati. The West Wing è andare due settimane in barca per gli atolli della Polinesia. Ed è geniale. Grazie Aaron Sorkin, grazie davvero.

Per chi: è coraggioso, data la lunghezza. E anche un po’ impallinato, è vero. Ma i personaggi e le loro storie, l’ironia e le cose serie, i temi di quegli anni e il suo essere avanti di almeno un decennio su cosa poi è accaduto veramente la rendono una serie memorabile, e la mia preferita di questi 27 anni.

Pure: prima cosa, un’annotazione. È incredibile (ma bene) che sia sulla Rai. L’argomento è di quelli forti e le cose sono molto spinte. Una ragazza, Marnie, con un d.o.c. (disturbo ossessivo-compulsivo) che le provoca pensieri ed immagini sessuali e che la costringe ad andare via dal suo paesino della Scozia (nel primo episodio, durante un rinfresco con parenti, non spoilero altro) e provare a rifarsi una vita a Londra. Talvolta pesa, ma in generale divertentissima, tanto che si merita di finire nella foto di copertina.

Per chi: è una mini-serie, va via veloce, e penso sia veramente per tutti (forse da bollino rosso)

Mrs America: parla delle battaglie per l’approvazione dell’ERA (Equal Rights Amendement) in America, ovvero sull’uguaglianza di uomini e donne. Ovviamente, una serie quasi tutta al femminile. Questa non è da impallinati, anzi, si imparano anche delle cose. 9 episodi, ognuno con una protagonista (tranne gli ultimi 2). Si parte da fine anni Sessanta e si arriva al 1980 (anche se poi la Virginia è stata il 38esimo Stato a ratificarlo, nel 2020). Bello tutto. Le donne, le musiche, il clima di quegl’anni, i temi, gli scazzi tra femministe moderate e radicali, i problemi nelle famiglie conservatrici. Gloria è una strafiga (la protagonista femminista), ma anche Phyllis (la protagonista conservatrice). Disclaimer: io tifavo per le seconde (nella serie, non nella vita reale).

Per chi: per tutti

The newsroom: regia di Aaron Sorkin, ancora. E si vede. La storia di un notiziario televisivo e di un tipo di giornalismo che non c’è. Magari ci fosse. Con tutti gli errori quotidiani, le polemiche, i cambi di opinione. Varie storie nella storia. Da ex che si ritrovano a chi ci mette un sacco per trovarsi. Bellissimi i racconti sulle giornate particolari, di avvenimenti reali. Vince per distacco il racconto di quando spararono alla deputata Gabrielle Giffords nel 2011, data per morta da quasi tutti i notiziari, ma non da loro: “è una persona. Un medico la deve dichiarare morta, non un notiziario”. Il tutto con Fix You in sottofondo. (Lacrimuccia) . Unica critica, come The West Wing, finisce sempre tutto bene, soprattutto le relazioni (per cui ovviamente facciamo il tifo, però insomma). La decisione di guardarla tutta (3 stagioni) la si prende obbligatoriamente dopo 8-9 minuti del primo episodio, quando il protagonista, Will, fa un discorso all’Università, dopo la domanda “cosa rende l’America il miglior Paese al mondo?”. Spoiler della risposta: l’America NON è il miglior Paese al mondo.

Per chi: se interessa il mondo dell’informazione è d’obbligo vederla. Ma il fatto che parli di attualità (ormai di dieci anni fa) la rende interessante anche per molti altri. E, ancora, personaggi e storie generate da quel genio di Sorkin fanno la differenza.

The Undoing – Le verità non dette: Uscita da poco, mini-serie di 6 episodi, che scorre non bene, di più. Questo non vuol dire che sia bella, da vedere o altro. C’è poco da dire se non si vuole spoilerare nulla, se non che comunque ci sono Nicole Kidman e Hugh Grant, tra gli altri. E anche un’attrice italiana, Matilda De Angelis, con ruolo per niente secondario. Mi affido a una frase di Guia Soncini, come sempre diretta e stronzetta: “The Undoing – la serie di Sky Atlantic che la platea italiana disprezza in pubblico e divora in privato”. Poco da aggiungere.

Per chi: se piace rimanere col fiato sospeso e dire “un altro” alla fine di ogni episodio. E per chi, la presenza di Hugh Grant o Nicole Kidman non è banale.

Sanpa: luci e tenebre di San Patrignano: Sono nato quando il problema dell’eroina non era più tra le priorità. Sapevo dell’esistenza della comunità (quasi un mese prima dell’uscita, senza sapere che uscisse, ho comprato un vino prodotto lì, buono tra l’altro), ma nient’altro, e non sapevo chi fosse Muccioli, per dire. A me è piaciuta molto. Certo, non è per niente leggera, e va un po’ interpretata. Però il fatto di non volerci dire “Muccioli era un mostro” oppure “quel salvatore di Muccioli”, per me che non ne sapevo niente è un grande pregio. Anche qui mi affido a chi sa scrivere, Annalena Benini sul Foglio: “Oltre non si può andare, ma credo sia questo il punto di partenza, e la ragione per cui le cinque ore di docuserie su Vincenzo Muccioli e sulla sua ascesa e caduta insieme alla comunità di San Patrignano sono un’immersione palpitante nelle frontiere dell’umano: tutto il male, tutto il bene, tutta la dannazione, tutta la salvezza, tutta la libertà, tutta la costrizione”.

Per chi: bisogna farsi un po’ di coraggio, ma specie per chi non conosce cosa accadeva in quegl’anni è molto istruttiva. E anche emozionante. E’ anche bella da vedere (L’ideatore, Gianluca Neri, e la regista, Cosima Spender, sono due bei cavalli)

Libri

Congo, di David van Reybrouck: Un mattone di 600 pagine scritte fitte fitte. E’ la storia di quel gigantesco Paese, ma raccontata attraverso testimonianze dirette, come piace a me. Società, politica, religione e credenze, cultura, sport, musica. Colonizzatori (belgi, come l’autore), dittature, presunte liberazioni, guerre civili, esplorazioni. Diamanti, cobalto, e moltissime altre cose fanno parte di questo Paese con una storia incredibile (e sconosciuta) e grande 8 volte l’Italia, e più di Germania, Francia, Spagna, Italia e Regno Unito messe assieme. Per farsi un’idea. Inutile dire che ora vorrei andare in Congo, ma non come buono proposito “dopo il Covid”. Sarei voluto partire già a metà del libro.

Vendetta pubblica – Il carcere in Italia di Edoardo Vigna e Marcello Bortolato: un libro che si propone di far capire che “Lasciamoli marcire in carcere!” non è la cosa giusta. Ovviamente da un punto di vista morale, umano. Ma anche per motivi logici. Ne parlerò più avanti di questo.

Podcast

Ultimo episodio di Da Costa a Costa (per ora, si spera): Francesco Costa è un giornalista, vicedirettore del Post ed esperto di politica americana. Nonostante sia giovane ha già fatto un sacco di cose. Due libri (uno esce in questi giorni), una newsletter che, cascasse il mondo, ogni sabato mattina arrivava (ora l’ha interrotta. Per ora, si spera!) a cui ha aggiunto un podcast per approfondire un sacco di cose. Ha fatto, su Storytel, “The big seven”, dove racconta la storia di sette personaggi americani molto influenti (da Beyoncé a Lebron James a Alexandra Ocasio-Cortez), la cui vita è “Larger than life”. Fine del momento celebrativo.
In quest’ultimo episodio ha raccontato due storie: quella di Gabrielle Giffords (di cui ho parlato nella serie The Newsroom) e quella dell’inno americano. Consiglio vivamente di ascoltarlo (è gratuito).

Serial killers: sì, ho questa nuova passione. Mentre cammino (di giorno!!) mi piace ascoltare queste storie, che non sono solo racconti di cronaca (molto) nera. La cosa più interessante è chiaramente la questione psicologica, ma anche sapere come sono andate le indagini, le mancanze della polizia, gli aiuti che hanno ricevuto i seriali. Anche le atrocità commesse. Sono partito con Donato Bilancia, autore di 17 omicidi in Liguria, di cui molte prostitute, a fine anni ’90 (4 episodi), poi l’inquietante Gianfranco Stefanin (3 episodi), sempre omicida di prostitute in Veneto, e Michele Profeta (3 episodi), “solo” due omicidi a Padova. Tutti questi sono sempre su Storytel. Poi, gratuiti, ne ho trovati molti altri, come il famosissimo Zodiac, il Mostro di Roma (che ammazzava, e non solo, bambine dai 2 ai 6 anni durante il Fascismo), il Mostro di Bargagli, piccolo paesino ligure, dove c’entrano la guerra, i nazisti, i partigiani e bande di malavitosi. Infine, per ora, anche una seriale donna, in America, che faceva la prostituta e uccideva le sue vittime quando avevano i pantaloni calati.
So che non è la cosa più allegra del mondo, ma sono storie interessantissime.

Extra

Ho visto Borat (quello nuovo), una cazzata assoluta ma che fa ridere molto, e The gentleman, un bel film.

Ma soprattutto, ho letto la storia di Zerocalcare su Scoop (edizione extra di Internazionale) dove parla del carcere ai tempi del Covid. Zerocalcare che parla di certi temi è assolutamente insuperabile.

Piccoli estratti

La Vignetta

Buonumore

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L'Autore

Matteo Guidotti

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