Bona, 2020. Finalmente il 2021, l’anno del… Boh

Ad alcune persone sono state chieste parole che saranno utili e necessarie per il 2021. Da queste è nato “Un vocabolario del desiderio e della necessità per il 2021”. Ci sono molte belle parole: biblioteche, convivialità, empatia, foresta, e si può andare avanti.

Ma la più pregnante è una: Boh.

Prima di parlare di incognite e incertezze, qualche accenno sull’anno appena passato. Su quello vissuto da tutti c’è poco da dire (qui per il racconto fotografico). Iniziato con una presunta terza guerra mondiale e gli incendi australiani, è stato completamente soffocato dalla pandemia. Lockdown, mascherine, perdite, tamponi, vaccini, dpcm. In loop. Andrà tutto bene, ne usciremo migliori, finirà il capitalismo, inquineremo meno. Sicuri? Finalmente abbiamo scoperto lo smartworking, la TV senza pubblico è più reale, abbiamo avuto più tempo per le cose nostre, per leggere, per informarsi. Certo, se sono a casa a non far niente perché non guardarmi quel video di 50 minuti in cui un medico ci dice che muore più gente per l’influenza che per il Covid, perché non leggermi quell’articolo che i carri militari di Bergamo erano una farsa, perché non guardarmi Sara Cunial che grida al complotto (o le dirette Instagram dalla Salvini’s house con salami e nutelle comprese). Anche qui la lista si ferma perché sennò addio.

Magari ci saranno alcune conseguenze positive. E qualcosa di buono è accaduto (non sto a fare la lista perché non so scartare le cose). Sicuramente si è capita l’importanza della scienza e degli scienziati, anche se spesso si è trasformato in un gioco da tifoserie in cui mancava solo Tiziano Crudeli a farci divertire un po’. E anche se ora mi viene in mente solo la canzone dei Coldplay, “The scientist”, che (per il mondo intero) sembra avesse già detto tutto, ma che (a Matteo Guidotti) fa ricordare la riva del Tamigi, non distante dal Big Ben, con un artista di strada figo che la cantava. Adesso ci arrivo, al personale.

Comunque, in sintesi, detta in modo molto pacato: un anno di merda. (Per chi non lo pensa, sono molto contento per lei/lui).

Ora il livello personale. Un anno di merda alla seconda (e oltre). È nata Mia dopo mesi travagliati e quindi sono diventato zio alla seconda. Sarebbe tra le cose più belle in un anno normale, figuriamoci in questo. Poi però i dolori. Sarà stato il 2005, guardavo i Cesaroni con mia sorella, e il me dodicenne innamorato di Eva (Alessandra Mastronardi, dici poco) fu colpito da Elena Sofia Ricci (Lucia, nei Cesaroni) che fece un discorso più o meno così: i brutti ricordi sono come gli spilli. Le sarte per non farsi pungere mettono tanti spilli attaccati in modo da impedire a una sola punta di bucare, e allo stesso modo si deve fare con i pensieri brutti.

Non so se è vero, ma prendo il consiglio e ne metto un po’ insieme, attaccati: ho interrotto e non ripreso un “lavoro” che mi consentiva di avere alcune speranze, ho scoperto un luogo bellissimo ma che ora è una cicatrice, ho pubblicato un libro, bene bravo bis, ma anche quello associato a cicatrici. Sono stato allo stadio cinque volte, di numero, ed era da quando avevo 7 anni che non andavo così poco. Sono andato a vivere da solo, per sopravvivere. Mi sono reso conto di errori e comportamenti, e rassegnato a delle incomprensioni ormai purtroppo non più raddrizzabili. Ho perso la ragione di vita e molte prospettive. Mi sento molto più cretino. Potrei continuare a lungo ma anche basta.

Solo l’ultima cosa: ho perso la felicità. Questo lo posso dire lentamente, con calma, perché lo sento tutti i giorni, più volte al giorno. Vabé, tornerà (?).

In tutto questo mi sono venute in mente idee per il futuro, ragionate, che chissà se mai riuscirò a fare (ne dubito).

Questo mi ricollega al boh, all’incertezza. Quella che abbiamo scoperto nel 2020, tutti. “Domani parla Conte”, “aspettiamo il DPCM”, tutto traslato poi nelle nostre vite quotidiane: “quando rivedrò tizia o caio”, “quando potrò tornare a fare quella cosa”, “avrò ancora un lavoro?”. I ristoratori, i parrucchieri, i negozianti su quando e come potevano (e possono) riaprire. Ognuno di noi, che fare a Pasqua, Natale, Capodanno. Per i positivi al Covid-19, “quando potrò uscire”. E tutta un’infinita serie di situazioni così. Se non è incertezza questa.

Il problema è che anche il 2021 continuerà ad essere l’anno dell’incertezza, del Boh.

L’incertezza può essere anche bella. Una copertina di Internazionale e un lungo articolo era proprio intitolata “Il bello dell’incertezza”. Ci sono tante cose interessanti: sulla dittatura delle preferenze personali e di uno stile di vita fatto per assecondare quelle preferenze. Così come è giusto avere i dubbi e non avere opinioni certe.

Ma mica sempre è bella questa incertezza, anzi.

L’assenza della prospettiva, una lunga fila di “non so” a impedirci di pensare o anche solo immaginare cosa ci aspetta dal domani, alla Cremonini.

Stiamo vivendo in un tempo perduto, rubato dal virus. Lauree di fronte al computer, nozze rinviate, lavori congelati, gare che chissà quando ci saranno. Avremo la necessità di percorrere strade incerte e inesplorate. Per alcuni sarà un’opportunità, per altri solo una grande e grossa bega. Staremo a vedere, e facciamoci forza.

Però, quanto mi manca la vita precedente.

Infine, il nuovo anno è iniziato con una bella notizia per due persone a cui voglio bene. Speriamo sia di buon auspicio per tutti, ma intanto: bravi, e grazie!

La Vignetta

Buonumore

Categorie

L'Autore

Matteo Guidotti

Leggi di più

Lascia un commento